un passe temps fou!
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un passe temps fou!

Par jerome_I - 05-08-2009 10:04:40 - 3 commentaires

 

La montagne est belle, mais toujours un terrain de jeu dangereux. Silvio Mondinelli est allé sur tous les sommets de plus de 8000m sur la Terre. Il analyse la tragédie qui a couté la vie à trois alpinistes à la Meige.

"La montagne est pour les humbles et les modestes. Ceux qui y vont doivent toujours se rappeler qu'ils ont un cœur, un cerveau et quelqu'un qui les attend à la maison. Toujours!"

 

Articollo della Stampa - 05/08/2009 - RETROSCENA

 

Il re degli Ottomila
"Una distrazione folle"

 

Silvio Mondinelli commenta la catena di incidenti: «Spesso dimentichiamo di essere uomini: quando cale la tensione il rischio diventa altissimo»

enrico martinet

Aosta
 
Siamo uomini, uomini capisce? Non robot, neppure supereoi, ma ce ne dimentichiamo troppo spesso. E allora cala l’attenzione, la sicurezza viene dimenticata. Guardi che non giudico gli alpinisti, non l’ho mai fatto. Posso parlare in questo modo perché c’è stato un tempo in cui mi credevo un superman, poi mi sono congelato le mani e sono tornato con i piedi per terra». Silvio «Gnaro» Mondinelli allarga le braccia, fa un respiro, dice: «Di nuovo. Quest’anno non si fa che parlare di morti in montagna». «Gnaro» è arrivato in vetta a tutti gli Ottomila della Terra senza ossigeno, è guida alpina, campione di soccorso, da anni lo fa come finanziere ad Alagna, ai piedi del Monte Rosa. E quest’estate che ha colorato di sangue le Alpi ha sorpreso anche lui: una catena di incidenti che sembra senza fine. Nonostante gli appelli, nonostante gli inviti alla prudenza, al rispetto che si deve alla montagna.
 
 
 
 
Silvio Mondinelli è un esperto scalatore: «Ma anche a me è capitato di rischiare la vita, soprattutto per distrazione»
 
 
La sciagura della Meije è accaduta in uno dei punti meno difficili della parete Sud. «Gli incidenti - dice Mondinelli - accadono sovente per un calo di tensione. E’ successo anche a me, ma ho avuto fortuna. Uno degli errori che si fanno è di procedere in conserva quando si è legati, cioè muovendosi tutti insieme. Fare sicurezza così è davvero problematico: basta la scivolata nel vuoto di uno ed è finita per tutti perché si segue chi ha commesso l’errore». Le guide da qualche anno moltiplicano gli appelli agli appassionati, così il soccorso alpino. Ma i consigli sembrano non passare. La stragrande percentuale di coloro che vengono salvati o aiutati dall’elisoccorso prova un senso di sconfitta, quasi di vergogna. «Già - dice “Gnaro” -. E’ assurdo. Quando uno non ce la fa più chiami pure l’elicottero. La vergogna è un’altra cosa, riguarda la disonestà, non certo un incidente o le forze che vengono meno. Bisogna chiamare i soccorsi, non rischiare la pelle. Questa storia della vergogna è proprio legata a un modo assurdo di andare in montagna, quello della corsa contro il tempo, della performance, insomma. Follie».

Mondinelli, come altre guide alpine, racconta di alpinisti in lotta contro il cronometro. Record personali o basati sui tempi di percorrenza dei professionisti. La sicurezza passa in secondo piano, perfino la preparazione tecnica, basta quella fisica. «In parte è colpa anche vostra, dico dei mezzi d’informazione - sottolinea “Gnaro” -. Vengono sempre presentate imprese. Tutto viene esasperato, gridato. La montagna è bellissima, ma è anche pericolosa, non è il terreno adatto per misurare le proprie capacità fisiche». C’è tutto un mondo commerciale che ruota sul concetto delle prestazioni di alto livello. Perfino la moda, l’abbigliamento sportivo. Tutto offre energia supplementare, dai cerotti da infilare sotto l’orologio alle magliette. Mondinelli: «In queste innovazioni non c’è nulla di magico, è scienza. A tutti dico sempre di prendere il meglio, di scegliere quanto offre la tecnologia, ma di ricordarsi che siamo noi a salire sulla montagna non il cerotto o la maglietta che assorbe energia e ce la restituisce».

Il mondo va in fretta anche in montagna, scampoli di tempo da trascorrere sui sentieri o in parete in una pausa di lavoro più o meno lunga. E in più si deve fare i conti con una montagna cambiata. «Sì, è vero - dice Mondinelli -. In questi ultimi anno i ghiacciai hanno ceduto e la montagna è diventata più fragile, nuove insidie. Però ciò che temo di più è il cambio della mentalità. Pochi giorni fa mi è accaduto un fatto emblematico. Ero su un sentiero con un gruppo di ragazzi, facevo loro scuola. Percorso in luoghi impervi. Il nostro passo attento ha rallentato un escursionista. Così tanto che si è arrabbiato, me ne ha dette di tutti i colori perché lui doveva rientrare e non aveva tempo da perdere. Credo sia arrivato due minuti prima di noi al rifugio. Questo mi fa paura. La montagna è per gli umili e i modesti. E chi ci va deve sempre ricordarsi che ha un cuore, un cervello e qualcuno che lo aspetta a casa. Sempre».

 

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3 commentaires

Commentaire de Tercan posté le 05-08-2009 à 11:30:07

Un grand monsieur ce Silvio Mondinelli !!!
Mais dur dur de piger quelque chose malgré mes 3-4 années d'italien à l'école :)

Commentaire de Marco47 posté le 05-08-2009 à 12:13:37

Ben alors Jérôme, et la traduzione ?

Commentaire de L'Castor Junior posté le 05-08-2009 à 20:26:38

Humilité et modestie. Même en "moyenne" montagne sur le Défi, pas très loin finalement de la Meije, j'avais évoqué avec les amis habitués des courses au Népal de ces vertus nécessaires. On peut faire la course sur de nombreux terrains, mais, en montagne, on ne gagne jamais à griller les étapes. La montagne, ça vous gagne, mais ça gagne toujours, tout court...

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